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Riaperte le iscrizioni alle Commissioni dell’Ordine per i Dipartimenti “Ambiente e Sostenibilità” e “Politiche del Mare”

CIRCOLARI e NOTE

segreteria 3 Settembre 2026


DIPARTIMENTO AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ
Consigliere delegato l’Arch. Anna Carulli

COMMISSIONE AMBIENTE CAMBIAMENTI CLIMATICI ED ENERGIA MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO ED EROSIONI COSTIERE

La Commissione intende lavorare e riunire partner, stakeholder, rappresentanti locali e regionali per discutere delle sfide locali nel settore del Green Deal europeo, dell’ambiente, della biodiversità, dell’economia circolare, della resilienza idrica,dell’inquinamento zero, dei cambiamenti climatici e dell’energia.

La Commissione sarà responsabile dei lavori sulle politiche di transizione verde, attraverso i suoi relatori e grazie all’impegno attivo dei membri sul campo. Si occuperà del Green Deal europeo sulle politiche e processi per la sostenibilità e la transizione ecologica, puntando:

  • Sulle aree chiave: ambiente, biodiversità, economia circolare, inquinamento zero, spazio, energia e clima.
  • Sul ruolo locale: rappresentando le istanze di enti locali e regionali dell’Unione Europea sulle normative ambientali.
  • Sulle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici con l’insieme di strategie e azioni mirate a prevenire e ridurre i danni causati dagli impatti climatici in corso, come ondate di calore, siccità e alluvioni.

La Commissione, che ha funzioni consultive, aiuterà il Consiglio dell’Ordine a svolgere pienamente il suo ruolo nel processo legislativo e politico relativo all’attuazione delle direttive UE. Essa fornisce riscontri trasversali su numerosi settori strategici della transizione ecologica, sostenendo strumenti di comunicazione e partecipazione. L’obiettivo è ridurre la vulnerabilità dei sistemi naturali, economici e sociali a fronte degli impatti del cambiamento climatico. A differenza della mitigazione, che punta a ridurre le emissioni di gas serra, l’adattamento risponde direttamente alle sfide di gestione del rischio, come siccità, alluvioni, ondate di calore e perdita di biodiversità. Le strategie e i piani di adattamento sono fondamentali per prevenire danni ambientali, sanitari ed economici, rendendo i territori più resilienti. La Commissione Europea e gli organismi internazionali promuovono politiche di adattamento climatico integrate con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Le azioni mirano alla gestione dei siti Natura 2000, per proteggere habitat e specie e dimostrare il valore della natura nelle zone urbane e rurali. L’iniziativa “Inquinamento zero a livello locale” ha lo scopo di contribuire a realizzare l’ambizioso obiettivo dell’inquinamento zero, grazie al dialogo con attori di differenti comunità e settori di competenza, compresi gli enti locali e regionali (come Enti, P.A. Locali, Ambasciatori del Patto dei sindaci, Ambasciatori del CdR nel Patto per il clima, Allerta sui fondi del Green Deal, Associazioni ed Enti del terzo Settore).

Per quanto riguarda le Strategie e i Livelli d’Azione, a livello Nazionale il riferimento principale in Italia è il PNACC (Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici), approvato a dicembre 2023 dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che fornisce linee di indirizzo per regioni e comuni. Si distinguono poi le Misure Strutturali e non strutturali, che comprendono opere di ingegneria ambientale/naturalistica e architettura per la difesa del suolo, una gestione efficiente delle risorse idriche, la pianificazione urbana sostenibile e campagne di sensibilizzazione.

Le azioni di adattamento ai rischi ambientali servono a ridurre la vulnerabilità di persone, infrastrutture ed ecosistemi di fronte agli impatti dei cambiamenti climatici. Queste misure possono essere fisiche, istituzionali o comportamentali, e devono essere integrate nei piani di sviluppo territoriale.

L’analisi include lo studio delle principali azioni di adattamento, tra cui:

  • la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua per ridurre il rischio idrogeologico;
  • la gestione sostenibile delle risorse idriche in risposta a siccità e scarsità d’acqua;
  • l’ampliamento delle aree verdi urbane per mitigare le isole di calore;
  • la protezione e il ripristino degli ecosistemi naturali, come boschi, zone umide e praterie;
  • l’adeguamento delle infrastrutture per resistere a eventi climatici estremi.

L’efficacia di queste azioni dipende dalla loro capacità di integrarsi con la pianificazione territoriale e con il coinvolgimento attivo delle comunità territoriali.

La Commissione valuterà le criticità e le ricadute sulla salute in linea con gli orientamenti della Commissione Europea, la quale sta delineando un’Unione europea della salute orientata alla preparazione e alla resilienza di fronte alle gravi minacce transfrontaliere, incluse quelle ambientali e climatiche. Questo progetto si basa sullo sforzo congiunto dell’UE di riconciliare il rapporto con l’ambiente naturale, promuovendo modelli di crescita economica più sostenibili. Gli obiettivi principali includono: il contrasto ai cambiamenti climatici e l’individuazione di strategie di adattamento; la preservazione e il ripristino della biodiversità; il miglioramento delle diete e degli stili di vita; la riduzione e l’eliminazione dell’inquinamento ambientale. Tali interventi genereranno ricadute e benefici diretti sulla salute e sul benessere dei cittadini.

L’articolo 68-bis del Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/2006) riconosce i Contratti di Fiume (CdF) quali strumenti volontari di programmazione negoziata e partecipata che mirano alla tutela, alla corretta gestione delle risorse idriche e alla valorizzazione dei territori fluviali. Di fronte all’accelerazione dei cambiamenti climatici, il loro ruolo si è trasformato da semplice pianificazione ambientale a leva strategica fondamentale per l’adattamento e la resilienza del territorio.

COMMISSIONE SUI CRITERI AMBIENTALI MINIMI (CAM) PER L’EDILIZIA, INFRASTRUTTURE E VERDE PUBBLICO

La Commissione si occuperà dell’attuazione del nuovo quadro normativo dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’Edilizia, le Infrastrutture e il Verde Pubblico. L’analisi di tali Decreti assume due significati distinti, a seconda che ci si riferisca alla fase istituzionale di redazione della norma o a quella operativa di progettazione delle gare d’appalto.

In questo contesto, la Commissione si interfaccerà a livello ministeriale con il tavolo tecnico di coordinamento e revisione normativa gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che ha già pianificato l’attivazione di successivi Gruppi di Lavoro (GdL) per l’aggiornamento dei CAM in altri settori.

Nello specifico, il focus principale riguarda il D.M. Edilizia 2025 (adottato con Decreto Ministeriale del 24 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025 ed entrato in vigore il 2 febbraio 2026). Questo provvedimento sostituisce, nelle norme transitorie, il precedente DM 23 giugno 2022, introducendo criteri ambientali più stringenti e obbligatori per l’affidamento dei servizi di progettazione, direzione lavori ed esecuzione di interventi edilizi e opere di ingegneria civile, in perfetto allineamento con il nuovo Codice dei Contratti Pubblici.

L’analisi fa ampio riferimento al modello ministeriale della Relazione CAM di Progetto pubblicato il 2 febbraio 2026, data di entrata in vigore dei CAM Edilizia 2025. I tre settori d’intervento si raccordano all’aggiornamento DC N° 03/2026 della Circolare informativa DC N° 38/2025 di ACCREDIA (“Certificazione Esperto CAM in progettazione sostenibile”) riferito a tutti i professionisti:

  • Settore CAM Edilizia: conforme al D.M. 24 novembre 2025 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2025);
  • Settore CAM Infrastrutture: disciplinato dal D.M. 11 settembre 2025, che modifica e integra i Criteri Ambientali Minimi per le infrastrutture stradali originariamente stabiliti dal D.M. 5 agosto 2024;
  • Settore CAM Verde Pubblico: regolato dal D.M. 10 marzo 2020 (in vigore dal 4 aprile 2020).

Ambito Operativo: Il GdL del Progettista (Relazione CAM)

Secondo le linee guida del modello ufficiale di Relazione CAM di Progetto rilasciato dal MASE, il progettista aggiudicatario deve descrivere analiticamente il proprio Gruppo di Lavoro (GdL). È obbligatorio indicare nominativi, qualifiche, ruoli e responsabilità dei singoli professionisti coinvolti nella stesura dei documenti di sostenibilità. Il nuovo decreto valorizza la presenza nel GdL di un progettista esperto negli aspetti ambientali ed energetici, in possesso di certificazione di conformità accreditata secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024.

La Commissione Giudicatrice della Stazione Appaltante

Nelle gare d’appalto regolate dal D.M. CAM 2025 (operativo dal 2026), la Commissione Giudicatrice nominata dalla Stazione Appaltante assume un ruolo ispettivo fondamentale, articolato su due livelli:

  • Valutazione dei Criteri Premianti: la Commissione valuta le offerte tecniche applicando i nuovi criteri premianti introdotti dal decreto, quali l’utilizzo del BIM come clausola contrattuale, il possesso di certificazioni ESG, le competenze certificate del personale di cantiere o l’impiego di figure con qualifica EQF4 per mansioni specifiche;
  • Verifica del principio DNSH e LCA: i commissari di gara sono chiamati a verificare la conformità dei progetti alle analisi sul ciclo di vita (LCA) e il rispetto dei vincoli ambientali obbligatori integrati nel DIP (Documento di Indirizzo alla Progettazione).


COMMISSIONE RETE ECOLOGICA NATURA 2000 E DELLE ZPS (Zone di Protezione Speciale)

La Commissione offrirà supporto tecnico-scientifico con l’obiettivo di riunire gli esperti del territorio locale, regionale, nazionale e comunitario, definendo linee guida comuni sulla gestione e sul monitoraggio dei siti Natura 2000.

Nello specifico, l’attività si concentrerà sui seguenti ambiti:

  • Condivisione di standard: uniformare i formulari standard di raccolta dati, affrontando le problematiche specifiche legate alla conservazione delle specie aviarie (Direttiva Uccelli) e degli habitat (Direttiva Habitat);
  • Valutazione della coerenza: verificare, in linea con i controlli della Commissione Europea, se i siti designati formino una rete sufficiente e coerente per la protezione di specie e habitat;
  • Monitoraggio delle procedure di infrazione: supportare le attività di verifica per evitare l’avvio di contenziosi legali comunitari qualora l’individuazione e la protezione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) risultino insufficienti;
  • Coordinamento biogeografico: promuovere incontri e seminari mirati a valutare i progressi nella definizione dei siti all’interno delle differenti regioni biogeografiche europee;
  • Raccordo istituzionale: facilitare il dialogo sinergico tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), le Regioni (incaricate dell’individuazione materiale dei confini e delle misure di conservazione locali) e gli Enti locali.

Per quanto riguarda la rete Natura 2000, essa rappresenta il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciate o rari a livello comunitario. La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat e successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC); comprende inoltre le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

Le aree che compongono la rete non sono riserve rigidamente protette dalle quali le attività umane sono escluse: la Direttiva Habitat intende infatti garantire la protezione della natura tenendo anche “conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali” (Art. 2). Anche i soggetti privati possono essere proprietari dei siti Natura 2000, assicurandone una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico sia economico.

La Direttiva riconosce il valore di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell’uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra attività antropiche e natura. Alle aree agricole, per esempio, sono legate numerose specie animali e vegetali ormai rare e minacciate, per la cui sopravvivenza è necessaria la prosecuzione e la valorizzazione di pratiche tradizionali come il pascolo o l’agricoltura non intensiva. Nello stesso titolo della Direttiva viene specificato l’obiettivo di conservare non solo gli habitat naturali, ma anche quelli seminaturali (come le aree ad agricoltura tradizionale, i boschi gestiti e i pascoli).

Un altro elemento innovativo è il riconoscimento dell’importanza di alcuni elementi del paesaggio che svolgono un ruolo di connessione per la flora e la fauna selvatiche (Art. 10). Gli Stati membri sono invitati a mantenere o, all’occorrenza, a sviluppare tali elementi per migliorare la coerenza ecologica della rete.

In Italia, i SIC, le ZSC e le ZPS coprono complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e circa il 13,4% di quello marino.

DIPARTIMENTO POLITICHE DEL MARE – Consigliere delegato l’Arch. Graziella Arena
E del DIPARTIMENTO AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ – Consigliere delegato l’Arch. Anna Carulli

COMMISSIONE INFRASTRUTTURE VERDI E BLU

La Commissione, dei due Dipartimenti congiunti, si occuperà dei seguenti argomenti quale supporto tecnico-scientifico sulle reti ecologiche e idriche che sono infrastrutture primarie della città e del territorio, quali dispositivi capaci di regolare clima, acqua, biodiversità, continuità ambientale e qualità dello spazio pubblico, producendo insieme benefici ambientali, sociali ed economici. Reti pianificate di spazi naturali e semi-naturali, terrestri e acquatici, integrate nelle aree urbane e periurbane per migliorare la qualità della vita e l’ambiente Il paesaggio produttivo viene assunto come territorio ibrido nel quale agricoltura, energia, industria e sistemi naturali possono essere ricomposti entro strategie di adattamento. La produzione non è posta in alternativa alla qualità ecologica, ma interrogata rispetto alla capacità di generare valore senza consumare irreversibilmente il territorio.
Le infrastrutture verdi e blu sono elementi cruciali della pianificazione e gestione del territorio, perché contribuiscono alla sostenibilità ambientale, alla resilienza dei paesaggi e al miglioramento della qualità della vita.

Negli ultimi anni si è consolidata una consapevolezza oggi difficilmente reversibile: la natura non può più essere considerata una variabile esterna ai processi economici, decisionali e di pianificazione. Al contrario, essa rappresenta una condizione strutturale della resilienza dei sistemi produttivi, urbani e territoriali. La perdita di biodiversità, il degrado degli ecosistemi e l’intensificarsi degli eventi climatici estremi dimostrano come l’erosione del capitale naturale generi costi economici sistemici, mentre investire nella sua tutela e rigenerazione produca benefici misurabili nel medio e lungo periodo. Secondo le stime della Banca Mondiale, il collasso di alcuni servizi ecosistemici chiave potrebbe determinare una riduzione fino a 2,7 trilioni di dollari del PIL globale entro il 2030. Sebbene il dato sia riferito alla dimensione globale, le sue implicazioni risultano particolarmente rilevanti per l’economia europea e per quella italiana, storicamente dipendenti dalla stabilità climatica, dalla qualità dei suoli, dalla disponibilità idrica e dalla sicurezza dei territori urbanizzati. In questo scenario, le infrastrutture verdi e blu stanno emergendo come uno degli strumenti più efficaci per integrare politiche ambientali, pianificazione urbana e strategie di adattamento climatico.

Le infrastrutture verdi sono reti di spazi naturali e semi-naturali — come parchi, giardini, foreste urbane, aree agricole e corsi d’acqua — che forniscono servizi ecosistemici vitali. Le infrastrutture blu comprendono invece i corpi idrici come fiumi, laghi, stagni e coste, oltre alle reti di drenaggio per la gestione delle acque piovane. Questi due sistemi, strettamente interconnessi, integrano la natura all’interno del progetto antropico, migliorando la gestione idrica, la qualità dell’aria e il comfort urbano. Tali reti contribuiscono alla regolazione del clima, promuovono la biodiversità e supportano il ciclo dell’acqua, riducendo il rischio di inondazioni e siccità. Ad esempio, la vegetazione urbana favorisce l’assorbimento del carbonio, mentre la presenza di zone umide previene l’erosione del suolo e il rischio di allagamenti. Oltre ai benefici ecologici, si registrano significativi vantaggi per la salute e il benessere umano, poiché i parchi e i corridoi fluviali migliorano la qualità estetica del paesaggio, offrono spazi di inclusione sociale e incentivano l’attività fisica, garantendo un equilibrio tra l’espansione urbana e la vivibilità dei territori.

Nel contesto europeo, la natura entra oggi a pieno titolo nelle politiche strutturali, configurandosi come leva trasversale di adattamento climatico, salute pubblica, coesione sociale e competitività economica. L’approvazione della Nature Restoration Law dell’Unione Europea rappresenta un passaggio storico, poiché per la prima volta vengono introdotti obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati, con l’impegno a restaurare almeno il 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030, in vista di un orizzonte di lungo periodo esteso al 2050. Tra gli elementi più significativi della normativa vi è l’attenzione rivolta agli ecosistemi urbani, con il vincolo di arrestare il declino del verde pubblico e della copertura arborea nelle città. L’adozione di queste misure è guidata a livello comunitario dalle specifiche direttive e a livello nazionale dai Criteri Ambientali Minimi per il Verde, i cosiddetti CAM Verde. L’efficacia di tali interventi viene supportata da protocolli internazionali di accountability come SITES, che consentono di misurare, rendicontare e monitorare nel tempo le prestazioni ambientali, sociali ed economiche dei progetti applicati al territorio.

Per l’Italia questo quadro regolatorio si innesta su una condizione territoriale di particolare complessità. Il Paese si colloca infatti nel bacino del Mediterraneo, un noto hotspot climatico globale. A ciò si aggiungono fattori strutturali quali l’elevata antropizzazione, la forte densità insediativa e una fragilità geomorfologica diffusa, che espone il territorio a dissesti idrogeologici, siccità e ondate di calore. I dati del Rapporto ISPRA sul consumo di suolo evidenziano una situazione critica, registrando una ripresa accelerata delle superfici artificiali con un incremento netto di circa 78–78,5 km², valore che rappresenta il picco più alto dell’ultimo decennio e che corrisponde a un’accelerazione di circa 20–23 ettari al giorno. In questo quadro, l’introduzione del Programma nazionale “Salute, Ambiente, Biodiversità e Clima”, basato sull’approccio olistico One Health, evidenzia la necessità di una stretta integrazione tra politiche sanitarie, ambientali e urbanistiche.

In un contesto nazionale caratterizzato da un patrimonio culturale unico ma intrinsecamente fragile, emerge la necessità di sviluppare approcci multi-scalari capaci di coniugare le infrastrutture verdi, la conservazione del paesaggio storico e la resilienza territoriale. La pianificazione integrata di parchi urbani e percorsi verdi lungo i corsi d’acqua permette di rafforzare la connessione tra gli spazi naturali e i tessuti costruiti. Le infrastrutture verdi e blu non devono quindi essere intese come meri vincoli di conservazione ambientale, ma come veri e propri strumenti di produzione di valore pubblico e di riqualificazione del paesaggio. Questa visione strategica permette di orientare lo sviluppo futuro verso una reale sostenibilità e di costruire territori stabilmente capaci di adattarsi ai cambiamenti in atto.

Per prendere parte alle suddette Commissioni scrivere all’indirizzo e-mail info@archme.it

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Author: segreteria

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